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La Notte con Galassia by FrancescoGiuffrida

La Notte con Galassia - Racconto


Mi chiamo Tobor. Sono un ragazzo normale, o almeno così mi piace pensare. Sì, ho due dita bioniche, bianche come i led degli studi di design, lucide e lisce come i colli delle modelle da sfilata, ma per il resto sono sicuro d’essere in carne e ossa, alla pari dei ragazzi che camminavano per le città agli inizi del terzo millennio.

Mi trovo in uno dei palazzi più sfarzosi del governo NTU, la Nuova Terra Unita. Un unico pianeta, un solo popolo e nazione. Chi avrebbe mai immaginato che l'umanità avrebbe trovato la retta via? 
L’ha fatto, non molto tempo addietro. Al momento in cui scrivo siamo nel 2177, ma non lo sarà per molto… è l'ultimo dell'anno! Sono qui, chino su questo foglio di carta, poggiato sul tavolo di vetro più elegante che abbia mai ammirato. La penna in mano, il cuore in gola e gli occhi arrossati. Di là stanno già iniziando il countdown. Le stanze sono immense, nobili, pulite, ordinate, magnifiche; le luci soffuse ammorbidiscono gli angoli e arrotondano tutte le forme.

Ho pianto, qualche minuto fa. Ma questo non vi interessa, non ancora. Ecco, ci siamo quasi, il 2178 sta per arrivare; mi volto verso la sala, vedo tutti i pezzi grossi del governo NTU. Le donne sono bellissime, acconciate e sgargianti di gioielli doni dei loro compagni e mariti. Vedo solo le loro chiome, perché sono tutte girate, come ogni singola anima davanti a me. Guardano lo spettacolo tridimensionale incastonato nella parete, lo show di fine anno in mondovisione, il primo dall'inizio della pace. Dai, ci siamo quasi. Pochi secondi ancora, e il nuovo anno avrà inizio...

In realtà tutto è cominciato un decennio fa.
Allora c'era la guerra. I potenti s’erano ridotti a gettare l'oro dalle finestre, ma agli affamati non importava più. Una volta raccolto, ci hanno forgiato armi.

Le colonie lunari sono state le uniche a sopravvivere. A cosa? Alla guerra atomica, il programmato e preciso disastro che ha distrutto la nostra terra: dal satellite bianco hanno assistito impotenti, osservando con occhio malinconico il pianeta azzurro divenire arancio sporco, fino a puntellarsi di rosso come se stesse sanguinando.

Millenni di vita, amori, sacrifici, religioni e scienze conclusi in un unico attimo, pochi nanosecondi, un lampo muto. Poi nulla, su orecchie e occhi dell'umanità è calato il sipario. Un secolo sordo. Tra qualche generazione troverete libri scolastici e accademici con spiegazioni molto ragionate e cronologie dettagliate; io non voglio raccontarvi la guerra, o le mosse degli arbitrati internazionali e interplanetari. Io devo parlarvi di me. E della mia musa.

Era un freddo martedì degli ultimi giorni del conflitto. Qualche sacca di una delle brigate fondamentaliste stava facendo sterminio di senzatetto nei borghi di ciò che rimaneva di Roma. Come sono sicuro che fosse un martedì? Ho sempre avuto un diario. Ebbene, quel martedì, un tizio delle brigate mi trovò nel mio nascondiglio -un buco tra le macerie di una vecchia chiesa- e mi strappò di dosso i vestiti; mi tagliò due dita per mangiarle e poi prese tutto quello che avevo, ossia il mio diario e le penne che ogni settimana raccoglievo tra le macerie. Strappò il diario in due.

Purtroppo per il balordo, quel giorno, quel pomeriggio, ero arrabbiato con me stesso, non ricordo perché; quando lui si girò per andarsene, io afferrai la prima cosa che mi capitò in mano e ricordo che, qualche istante dopo, qualunque cosa fosse quell'arnese, gli trapassava da parte a parte il collo.

Era un tipo robusto, riuscì a girarsi verso di me e guardarmi con occhio stupito più che dolorante, mentre il suo sangue mi dipingeva la faccia. Con lui morirono tutte le mie paure, tutto l'odio represso negli anni della guerra. Vidi tutto ciò scoppiare e spegnersi nel suo ultimo battito di palpebre.

Qualche giorno dopo la guerra finì, eppure dell'umanità poco rimaneva. Supermercati vuoti, uffici smembrati, luoghi di culto diroccati. Neppure gli ideali umani erano rimasti in piedi, anzi, io dico che erano stati proprio quelli i primi a divenir cenere. Respiravo e vedevo la loro ruggine: bandiere strappate, echi di discorsi sulla pace nel mondo e la lotta alle intolleranze. Come vacui rimproveri essi riempivano l'aria, ostentando l'ultimo superbo e ipocrita fiato di chi li aveva pronunciati.

Come avrebbe potuto risollevarsi, il mondo? C'era bisogno d’un faro, una luce da seguire. Tutti abbiamo bisogno di numi, desideriamo avere degli eroi, per poter seguire le loro orme e ascendere verso la nostra realizzazione. Così l’umanità trovò la sua musa.

La chiamavano Galassia. Una ragazza ribelle, ch'io conoscevo sin da quando eravamo bambini. Eravamo dello stesso quartiere, sapevo il suo vero nome, un brutto nome a dire la verità, che lei teneva nascosto. Conoscevo i suoi difetti, cose tenute sempre per me. Ero il suo diario. Fu lei la profeta della Nuova Terra Unita: partì da Roma e raccolse sempre più adepti con le proprie grida, col bacino scoperto e i lineamenti perfetti. E mi portò sempre con lei, senza ch'io potessi capirne il motivo.

Gli adepti divennero seguaci, i seguaci si unirono in organizzazioni e alla fine ne venne fuori un governo senza confini di giurisdizione. Lei ci guidò, in sei mesi, verso quello che mi piace pensare come un impero. Presto non rimase un solo essere umano che non si sentisse parte della NTU. D'altronde non fu troppo difficile: la tecnologia esisteva ancora, mentre interi continenti erano stati svuotati di vita. Le Università, unici enti in un qualche modo sopravvissuti alla guerra, furono ben felici di veder la vita risorgere al di fuori dai loro confini. L'opera omnia del sapere umano era stata salvata e la NTU aveva le carte in regola per far risorgere la razza senziente, per rialzarla dalle ceneri.

Fu a quel punto che le colonie lunari si sentirono minacciate dal ritorno dei terrestri. E così si giunse alla nuova guerra fredda, un vero traguardo per l’uomo. Il bipede homo sapiens era riuscito a portare dissidi e odio persino oltre quel velo delicato e materno che chiamiamo atmosfera. Guerra fredda fra Luna e Terra. La guerra di quest’anno, di domani… anzi, no, di oggi!

Boom! Boom!

Fatto, i botti scoppiano nella notte, il countdown è concluso. Le donne saltellano sui tacchi e alzano in alto le braccia bianche e sottili, gli uomini brindano e guardano le scollature delle figlie altrui. È il 2178. Peccato ch'io, i presenti, stia per ucciderli tutti. E qui veniamo al motivo, alla causa, al grilletto del mio pianto di poco fa. Io sono Tobor, un ragazzo che Galassia, paladina e musa terrestre, ha sempre voluto al fianco, pur non degnandolo mai di uno sguardo degno di tale termine.

Purtroppo io sono diventato anche un’ottima spia: sono stato ingaggiato dal governo della Luna per dare inizio alla guerra vera e propria. È difficile, per me, ammetterlo. Però, ora, chino su questo tavolo, mi procura strano sollievo. Gli scopi della NTU sono pubblicamente noti a tutti: qualche anno, e la sua giurisdizione si estenderà al satellite, così com’era prima della guerra un secolo fa. Ingiusto, penso. È giusto invece ciò che il governo lunare mi ha chiesto di fare.

E Galassia non è la mia musa. Devo ripetermelo, se voglio rimanere concentrato. Io le ho dato tutto, solo lei lo sa. Io conosco i suoi difetti e i suoi demoni, esclusivamente io e lei ne siamo consapevoli. Ma da Galassia non ho ricevuto nulla in cambio, perché lei ha dato tutto all’umanità ed evidentemente non ha avuto mai tempo per Tobor. La guerra Luna-Terra scoppierà per una strage al palazzo del governo NTU. Il freddo dissapore esploderà in conflitto per un amore non corrisposto.

Mi alzo dal tavolo, scaglio via la penna. Lo strumento scivola e rotola sul vetro, poi cade dal bordo opposto e l’inchiostro sprizza come macchia sanguigna. Nessuno nota il gesto, perché la stanza è vuota. Quella adiacente è gremita: le donne ballano, gli uomini le guardano, sognano la notte che verrà, quando potranno averle, immaginando poi, un giorno, di tradirle con le ragazze ora al loro primo vestito elegante. Le piccole devo colpirle o risparmiarle? Sono tutte raccolte in un angolo, a confabulare fra loro, mire dei giovanotti scapoli e principi della serata che bofonchiano nei primi posti davanti alla mondovisione.

Forse sarà sufficiente eliminare i membri del governo della città, o quelli nazionali. Oppure potrei fare un lavoro più pulito e stroncare esclusivamente una persona. Lei, Galassia. Meno imbarazzo di scelta e sicura soddisfazione interiore. Galassia non è la mia musa. Io non sono nulla per lei, se non un diario.

L’arma è al sicuro sotto la stoffa del mio smoking. O forse è un blazer, non ho idea di cosa sto indossando. Nemmeno un mese fa avevo la faccia coperta di polvere, giorno e notte, ed ora i miei capelli sono lucidi di gel e ai piedi ho scarpe così comode che paiono una seconda pelle. Perché dovrebbe fregarmene di come si chiama l’abito?

Raccolgo il foglio con i miei ultimi scarabocchi e lo stropiccio in tasca. Supero la stanza adiacente, quella stracolma di ormoni, adulteri, trucchi e profumi, maschere e perversioni. So che Galassia non è fra i festeggianti, è di sopra, nella sua suite. Probabilmente è in compagnia di un qualche impavido e bel generale, uno sveglio giovanotto che può darle il meglio del meglio, essendo più affabile e amabile di Tobor. Anche del Tobor elegante.

Galassia non è la mia musa. Con ogni probabilità sta scopando. E il fatto che non lo stia facendo con me sarà il casus belli della prima guerra, nella storia umana, ad essere arrivata oltre il velo più ultimo dell’atmosfera. Avanzo imperterrito, ma senza dare nell’occhio. I vigilanti potrebbero distogliere lo sguardo dai sederi delle donne e fissare la morte del loro futuro. Li disprezzo, vorrei toglierli di mezzo.

Sono consapevole d'essere molto affascinante col vestito che indosso, e il fulminatore nella fondina, sotto il tessuto, non lo può notare nessuno. I festeggianti sono troppo felici, per notare il male che sta per piagarli e piegarli. Galassia non è la mia musa. Non è difficile, per me, immaginarla piegata sui cuscini, nuda e bellissima, ansimante e rossa in viso, per nulla legata sentimentalmente al giovane che la sta possedendo. Io invece potrei provare più che qualcosa.

Esco dall’ultima stanza di festeggiamenti e salgo le neoclassiche scalinate. Marmo e pietra, riflessi e ruvide sensazioni. Il palazzo del governo è meraviglioso, i pavimenti sono perfetti per le mie scarpe nere, gli specchi appesi alle pareti esaltano l’abito scuro al cospetto delle mie occhiate sfuggenti. Appaio come un eroe d’un qualche vecchio film d’azione. Mi sistemo le maniche, passo una mano sui capelli, poi preparo il fulminatore togliendo la sicura, ma tenendolo al caldo contro il mio petto. Il corridoio è coccolato da luci fioche, ricco e sfarzoso come i migliori hotel dei califfi arabi.

So quale sia la suite di Galassia. Non ho bisogno di bussare, mi ha dato una copia della smartcard. Perché io sono il suo diario. Chi si scoperebbe un diario? Meglio dargli la smartcard d’ingresso della propria suite e fargli credere che gli vuoi bene. E poi fottersi qualche bel ragazzo più affascinante di Tobor.

La porta si apre, io supero il vestibolo. Tengo il fulminatore in mano, fermo e cattivo, puntandolo avanti. Le luci sono anche qui soffuse, ma non auree bensì violacee. Le pareti sono ricoperte di morbidi cuscini, bianchi e avvolgenti. Arrivo alla camera da letto, quando supero la soglia non sento più distinzione fra i botti di capodanno e gli spasmi del mio animo. Galassia è lì e mi guarda con occhi sgranati.

“Galassia, non sei la mia musa!” è l’unica cosa che mi viene in mente di dirle. Lo urlo, perché sia chiaro, voglio che capisca quel che ho provato, prima di comprendere cosa sta per accadere. Io non sono un pazzo qualunque. Devo urlare ancora: “Io amavo il mio diario, e me lo hanno strappato. Io sono il tuo diario, ma tu non mi ami, no, tu mi porti con te ma non mi ami. Galassia, non sei la mia musa!”

Sento il sudore, freddo d’odio, graffiarmi fronte e volto. Come olio acido scende verso le labbra. Perdo il controllo sulle mani, il fulminatore cade a terra, non sono neppure sicuro di aver compiuto il lavoro. Ho gli occhi aperti ma non vedo nulla all’infuori di confusione piatta e silenzioso disastro. Vedo Galassia, i suoi capelli e la sua pelle. E più la guardo, più sento il sudore, espressione della voglia di morire, o desiderio di non vivere più, falciarmi dentro e fuori come doccia di lacrime acri. Perché Galassia era sola in quella stanza. Non c’era nessuno con lei, prima ch'io arrivassi, me ne accorgo solo ora. Quello che sento non è sudore, ma mancanza di sudore. È sforzo di fare qualcosa che non riesce.

Smetto di respirare, non ne sono più capace. Il mio cuore batte assieme al suo, siamo vicinissimi. Lei è ancora ricoperta di polvere, come quando giravamo per le strade di Roma. Io sono il suo diario. Io amavo il mio diario. Forse lei mi amava e io mi sono fissato in testa la sensazione opposta? Ha atteso tutto questo tempo perché io venissi a cercarla? Galassia mi prende per mano, e siamo soli nella sua stanza.

Mi bacia, forse stiamo per fare una cosa che io non posso fare. Perché non posso, se stiamo per farla? È un loop infinito, quello che mi offusca la ragione. Galassia mi parla, e le sue parole sono luce e cura. Finalmente.

“Tobor. Calmati, hai raggiunto il tuo obiettivo. Ora però devo spegnerti e consegnare i report. Sei nella storia, Tobor. Hai saputo uccidere e fare il doppio gioco come un vero uomo.  Useremo queste informazioni e le analizzeremo, indirizzeremo le giuste variabili. I robot sono la nostra speranza nella guerra che vede la NTU naturale leadership. Tobor, sei stato fantastico.”

Il loop si scioglie. Io ho capito. È dunque “ho capito” la mia realizzazione? Io non mi ricordo come si respira perché non ho mai respirato. Galassia non è la mia musa perché non posso avere una musa. Io sono solo un diario. Ma perché sento il cuore battere, se non ne ho uno? Va tutto troppo veloce, le variabili da mettere nell’equazione sono troppe, il tempo finito… ecco, già sento che qualcosa non va. Perché ho parlato di variabili ed equazioni? Devo fare un passo indietro.

“Mi hai seguita questi anni come automa e hai sviluppato un interesse unico. Il tuo scopo è stato raggiunto, ma sei andato troppo oltre. Ti sei innamorato di me, hai provato a uccidermi però qualcosa ti ha fermato. Sei andato ben oltre le nostre aspettative.  Ora, Tobor, ti riavvio. Mi mancherai.”

Galassia mi sta toccando le tempie, le sue mani sono delicate e si muovono per annullare ogni mio possibile essere, ogni atomo della mia anima sta per essere spazzato via. Le do un ultimo bacio senza comprendere il motivo di tale azione, felice d’essermi sbarazzato non solo delle variabili ma di tutta l’equazione.

Forse stroncare una vita è facile. Venir stroncati pure. Capire perché tutto ciò accade, no.

E non ho più tempo per provarci. Io—





La Notte con Galassia by FrancescoGiuffrida


L'autore: homeronetark.com/francesco-giu…
La Notte con Galassia © Francesco Giuffrida. Tutti i diritti riservati.
Un pezzo con esperimenti di stile, per staccarmi di tanto in tanto dalle mie abitudini.
Commenti benvenuti :)
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:icontazunee:
Tazunee Featured By Owner Jan 24, 2017  Hobbyist Writer
Una storia avvincente! del tipo che mi piace!
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:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Jan 25, 2017   General Artist
Grazie :)
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:icontazunee:
Tazunee Featured By Owner Jan 25, 2017  Hobbyist Writer
sei molto bravo complimenti (◡‿◡✿)   
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:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Jan 25, 2017   General Artist
grazie :hug:
nei racconti cerco di dare il massimo, ma è nei romanzi dove mi impegno davvero di più!
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:iconh-o-h:
H-O-H Featured By Owner Dec 29, 2016   Writer
Bravissimo! ;)
Reply
:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Jan 3, 2017   General Artist
grazie!
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:iconilaaaria:
ilaaaria Featured By Owner Dec 23, 2016
Veramente molto bello, complimenti. Smile 
Reply
:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Dec 24, 2016   General Artist
Grazie Ilaria :)
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:iconcarofrescodolceflata:
CaroFrescoDolceFlata Featured By Owner Edited Dec 23, 2016  Hobbyist Writer
Ottimo, davvero ottimo. Una trama molto interessante, i miei complimenti :clap:
Mi stavo giusto chiedendo quando avresti scritto un nuovo racconto di fantascienza dopo la serie di CORA ed ecco qua!
Lo posterai anche su EFP e Lokee?
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:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Dec 23, 2016   General Artist
Grazie Stefano :)
No, non so se lo posterò lì, forse in futuro... per ora lo tengo qui
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:icontheunconfidentartist:
TheUnconfidentArtist Featured By Owner Dec 23, 2016  Hobbyist Traditional Artist
Mi piace molto il tuo stile e l'andamento della narrazione, complimenti! Me lo sono scolato in poco tempo xD
Inziando a leggerlo ho pensato: carta e penna nel 2177? A Tobor piacciono gli accessori vintage!
E già ho iniziato ad affezionarmi a lui, con questo piccolo punto in comune :D

Galassia mi dà l'impressione di aver calcolato tutto, di saper fare il doppio gioco meglio di Tobor stesso
Reply
:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Dec 23, 2016   General Artist
Grazie :)

Tobor, in quanto intelligenza artificiale, è stato costruito così. Carta e penna mi sembravano un elemento che gli desse quel qualcosa di umano, che davvero non facesse venire dubbi, almeno non fino alla fine, sulla sua propria natura.
Mi piace giocare su queste cose, ovviamente nei racconti, dove posso sperimentare senza rischiare, cose che eviterei in un romanzo. D'altronde... Tobor><roboT ;)
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:icontheunconfidentartist:
TheUnconfidentArtist Featured By Owner Dec 23, 2016  Hobbyist Traditional Artist
Nel rendere la natura umana di Tobor, ci sei riuscito :D
Concordo sul fatto che il racconto permetta maggiori sperimentalismi rispetto a un romanzo

Tobor - roboT... non lo avevo notato! :P
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:iconfrancescogiuffrida:
FrancescoGiuffrida Featured By Owner Dec 23, 2016   General Artist
Il nome Tobor è la ciliegina che mi sono concesso, una citazione. Si chiama così un film di fantascienza di serie B degli anni '50.
Atmosfera completamente diversa, però sono quelle minuzie che arricchiscono i racconti al di là della storia
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:icontheunconfidentartist:
TheUnconfidentArtist Featured By Owner Dec 23, 2016  Hobbyist Traditional Artist
Ah ecco, non lo conosco come film
Poi devo dire che come nome suona anche bene.
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December 22, 2016
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Sta.sh Writer
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